Story time #1

Come era solito fare il ragazzo prese il suo cuscino e lo abbracciò cercando la posizione più comoda possibile mugugnando mentre il tessuto dell’oggetto gli accarezzava il viso. Sin da bambino era abituato ad addormentarsi in quel modo, non sapeva le ragioni e non aveva mai dato troppo peso a quella sua abitudine.

La luce della luna entrava timida dalla malandata finestra in vetro e legno, una dolce aria autunnale faceva danzare le tende come se stessero seguendo il silenzioso ed invisibile ritmo di quella calma notte.

Nel grande letto matrimoniale vi era solo il ragazzo di statura minuta che con la sua figura non occupava neanche metà dello spazio, le lenzuola candite erano sgualcite dai vari movimenti che aveva fatto non riuscendo a prendere sonno da diverse ore.

I suoi grandi occhi marroni continuavano a guardare la metà del letto vuota accanto a lui fino a che qualche ricordo gli offuscò la mente, un insieme di sensazioni lo fecero rabbrividire ed un forte senso di malinconia si appropriò della sua mente e del suo corpo, il cuore cominciò a battere leggermente più forte ed il respiro si fece più pesante. L’unica compagnia che il ragazzo in quel momento aveva era il canto inarrestabile e ripetitivo dei grilli. Il ricordo era caratterizzato da un aspro odore di fiori, fiori freschi probabilmente raccolti da poco e messi delicatamente in un vaso. Erano creature meravigliose destinate a morire in quel posto.

Il ragazzo dagli occhi scuri si trovava nel suo letto, quello di sempre, che lo aveva accompagnato fin dalla giovane età, però in quel momento non era da solo, al suo fianco vi era un altro ragazzo più alto di lui che gli dava le spalle.

Indossava una semplice maglia grigia che aderiva perfettamente al suo corpo e che accompagnava ogni singolo movimento che il suo busto faceva mentre respirava, i suoi capelli castani erano più lunghi rispetto a quelli dell’altro e ricadevano spettinati sul cuscino. Tra le varie ciocche si intravedeva qualche piccolo petalo bianco, sopravvissuto dopo un pomeriggio che i due avevano passato insieme, il moro si era divertito a mettere delle margherite tra i capelli del più grande.

Il ragazzo minuto si sporse lentamente cercando di togliere quelle parti di fiore senza svegliarlo dal suo dolce sonno.

Le dita sottili toccarono la morbida chioma facendo un lavoro minuzioso e togliendo qualsiasi corpo estraneo con grazia e leggerezza, il suo tocco era delicato come se stesse in procinto di toccare l’oggetto più delicato al mondo.

Compiuto il suo dovere tornò a rilassarsi nella sua parte di letto  e come al suo solito avvolse con le braccia il cuscino. Erano passati pochi minuti, era stato con gli occhi chiusi, aspettando che il sonno lo andasse a trovare quando improvvisamente sentì la persona accanto a lui muoversi. Aprì gli occhi e trovò le iridi dell’altro osservarlo con sguardo assonnato. Una lieve risata uscì dalle labbra del moro, mentre il ragazzo dagli occhi verdi, intensi e misteriosi come una foresta, lo guardavano con fare interrogativo.

“Sei buffo.” Bisbigliò il moro, mentre gli spostò un ciuffo di capelli che gli intralciava la visuale completa del volto del ragazzo che si trovava davanti.

Dopo aver compiuto questo gesto richiuse gli occhi e cercò di rilassarsi anche se sentiva lo sguardo dell’altro ancora su di sé.

“Non hai più bisogno di questo” disse il ragazzo dai capelli castani con voce roca e profonda, causata dal sonno, mentre tolse il cuscino dalle braccia del più piccolo.

“Ora puoi abbracciare me e sarà sempre così”

Con delicata dolcezza prese i polsi del moro e posizionò le sue braccia intorno alla sua vita cercando di sistemarsi nel miglior modo possibile.

Il moro rimase pietrificato da quel gesto e da quella frase e si irrigidì a causa di quel contatto.

“Rilassati” fu l’unica cosa che l’altro gli disse mentre gli accarezzava la schiena.

Nel giro di pochi secondi il ragazzo dagli occhi chiari si era riaddormentato sotto lo sguardo amorevole dell’altro, nella sua mente era convinto che quella sensazione di felicità non lo avrebbe mai abbandonato ed il dolce tepore del corpo dell’altro vicino a sé lo cullò nel mondo dei sogni.

Ripensando a quel momento una tiepida lacrima gli attraversò il viso e le braccia      stringevano ancora più forte il cuscino, gli aveva promesso che avrebbe sempre potuto abbracciarlo ed ora non c’era più.

Una promessa così fragile che si era spezzata ed indebolita con il tempo come quei fiori che ricadevano secchi e scoloriti nel vaso tanto amato dal ragazzo dagli occhi verdi.

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