Thoughts #1

Ricordo il vento che ci accompagnava mentre passeggiavamo insieme e tutto sembrava perfetto in quel momento.

Ricordo il frastuono delle nostre risate che ci facevano sembrare folli agli occhi degli altri.

Ricordo i piccoli regali che ci facevamo a vicenda, sperando che una volta passato del tempo, la tenerezza di quel gesto sarebbe rimasta a donarci una sensazione di tepore.

Ricordo i progetti di cui parlavamo e le volte in cui litigavamo.

Ricordo i messaggi inviati di notte, i segreti che svelavano, le storie che raccontavano ma più importante la compagnia che ci donavano.

Ricordo la sensazione di calma che avevo quando ti stavo accanto.

Ricordo la paura che provavamo pensando al futuro, stato emotivo che cessava immediatamente nel momento in cui ci ricordavamo che lo avremmo condiviso insieme.

Ricordo le volte in cui le nostre mani si sfioravano casualmente e come la differenza di temperatura riuscisse a creare qualcosa di perfetto.

Ricordo la galleria del mio cellulare piena di tue foto, alcune imbarazzanti, altre divertenti, ma ognuna speciale a modo suo, proprio come te.

Ricordo le reazioni degli altri quando scoprivano da quanto poco tempo ci conoscevamo perché quella confidenza e armonia lasciava tutti senza parole. E noi ridevamo di ciò.

Ricordo il tuo viso sorpreso in quei momenti in cui ti rendevi conto che mi ricordavo ogni piccola cosa mi dicessi di te, ogni dettaglio, come se stessi collezionando ciascun singolo frammento della tua personalità. 

Ricordo il momento in cui mi dicesti che non avevi intenzione di perdere nulla di tutto quello che stavamo vivendo, che non sarebbe cambiato nulla.

Ricordo la sensazione di tranquillità e sicurezza che quelle parole mi avevano donato.

Ricordo il momento in cui la mia mente si rese conto che invece tutto stava cambiando e che non importava quanto cercassi di convincermi che tutto fosse come prima, nulla lo era.

Ricordo il modo in cui i tuoi occhi non si posavano più su di me o almeno non con la stessa dolcezza a cui mi avevi abituata.

Ricordo come i nostri discorsi erano diversi: corti, estranei, freddi.

Ricordo il malessere che provavo nel vederti vicino ad altre persone, una gelosia accecante che mi sovrastava, sentimento inutile e inappropriato dato che non avevo nessun diritto su di te.

Ricordo quando mi dicesti che ti avevo ferito, fino a quel momento non mi ero resa conto di avere delle colpe anch’io. Hai distrutto la mia fortezza con poche semplici parole.

Probabilmente ricorderò tutto questo per sempre con il rimpianto di non aver fatto nulla per riaverti indietro. 

Preferisco ricordare e soffrire che dimenticare tutto e non avere più niente di te che mi tenga compagnia in serate solitarie come questa.

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“Poetry” in Pills #1

I’m not a child in need

I used to think that your smile was kind, that your words were nice

That everything you said to me was true,

but I was just a fool.

A fool for feeling that kind of emotions for you

I wasted my time, I wasted my nights

And I’m even wasting this ink

Just to try to get ride of you and all your stupid lies

But I’m still here writing for you and it seems the right thing to do

I’m wasting words, wasting rhymes just to stop feeling this cold inside.

Maybe I’m blind or naive, but unlike you, I’m still here.

Consigli Manga #1 “Il cane che guarda le stelle”

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Autore: Takashi Murakami

Genere: Seinen

Prezzo di copertina: €6,90/ volume unico

Casa editrice: J-POP

     

“I cani ci amano in modo sincero, da farci quasi sentire in colpa…”

Il retro del volume si presenta con questa frase che può racchiudere in poche parole tutto ciò che l’autore ha voluto trasmetterci attraverso la stesura di quest’opera.

Un manga delicato che riesce a toccare le corde del cuore con una storia semplice e struggente al tempo stesso, non vorrei riassumervi la trama perché secondo la mia opinione rovinerebbe la magia di scoprire passo per passo questo racconto con protagonisti un uomo ed un cane.

Murakami con una leggera semplicità invidiabile riesce a commuovere ed a farci immedesimare nel rapporto di questi due personaggi che ci accompagnano durante la lettura.

Il legame tra i due, cane e padrone, è qualcosa di puro, entrambi dipendono l’uno dall’altro, e non si abbandonerebbero mai. Proprio a questo proposito vediamo come l’uomo pur essendo in una situazione non facile non pensi mai di lasciare indietro il suo amico a quattro zampe. Nessuno dei due è disposto a lasciare l’altro.

In questo racconto vi è una forte sensibilizzazione contro l’abbandono degli animali, è chiaro e visibile il messaggio che l’autore cerca di lanciare.

La narrazione si divide su due filoni adiacenti, due uomini e la loro relazione con il proprio animale domestico, due rapporti completamente diversi ma che con la bravura del’autore riescono a farti immedesimare perfettamente. Io stessa avendo amici a quattro zampe mi sono posta delle domande riguardo a cosa potrei fare di più per loro, per essere una persona migliore verso di loro. Murakami riesce a farti mettere in discussione ogni tua azione o scelta che hai attuato nei confronti del tuo coinquilino peloso.

Consiglio questo manga a chi non si è mai avvicinato a questo genere, è un volume unico quindi è veloce da leggere e non ci sono impegni di dover comprare un’intera serie. A chi ha come amico un cane e magari ancora non ha ben realizzato di che essere incredibile abbia la fortuna di avere accanto. A chi non prova in prima persona questo amore ma che si fa intenerire da relazioni di questo genere. A chi semplicemente ha voglia di farsi trasportare emotivamente da una storia unica nel suo genere.

In conclusione torniamo un secondo alla citazione di retro copertina, l’autore con questa storia dal tono drammatico ha rappresentato l’amore incondizionato che un cane prova per il proprio padrone. Quest’amore naturale che non smette di esistere neanche in momenti in cui non si donano abbastanza attenzioni al nostro amico peloso, lui sarà lí ad aspettarti felice, come sempre, di rivederti.

Coming out: giusto o sbagliato?

Negli ultimi tempi ho notato che nel momento in cui un personaggio famoso o mediamente conosciuto fa coming out si possono trovare su qualsiasi social commenti contrastanti, da una parte si elogia il gesto, mentre dall’altro lato lo si critica ed è proprio su quest’ultima affermazione che mi vorrei soffermare.

L’argomentazione più comune che ho letto su social come Twitter è che se vogliamo far diventare l’omosessualità una costante della vita di tutti giorni e quindi farla entrare in tutto ciò che viene considerato normalità, si dovrebbe smettere di fare coming out perché gli etero non lo fanno. Quindi alcuni hanno come idea che questa forma di rito di passaggio sia sbagliata senza neanche provare a mettersi nei panni di colui che ha preso questa decisione.

Prima di tutto mi chiedo perché una persona esterna e che quindi non abbia nulla a che fare con l’individuo che ha fatto questa scelta debba avere il diritto di dire la sua su un gesto così personale e importante. In fin dei conti la decisione è dell’individuo stesso, quindi criticarlo perché lo ha fatto o al contrario perché vive la sua sessualità nel modo più libero possibile senza darsi etichette o senza mai aver fatto coming out non ha senso, sono due gesti equivalentemente nobili.

Ci sono persone che sentono il bisogno di “uscire dall’armadio”, di dirlo agli amici, ai familiari, per essere compresi o semplicemente per togliersi un peso. Per poter presentare la propria fidanzata o il proprio fidanzato senza ricevere domande e quindi senza stare a dare spiegazioni, per essere se stessi al cento percento.

Altri non hanno bisogno di questo passo, e ciò non la rende una scelta migliore o peggiore rispetto al coming out.

Ogni persona è diversa e pensare che ci sia un’opzione appropriata per tutti è assolutamente errato, ognuno attua ciò che si sente di fare senza obblighi o costrizioni e di certo non sarà un tweet sul web a far cambiare idea alle persone.

Attaccare un’individuo per aver fatto coming out quando, non si sa cosa possa aver passato prima di poter arrivare a quel momento: la paura di non essere accettato, l’inadeguatezza ed altri mille preoccupazioni che possono averlo tenuto sveglio la notte al pensiero di quando avrebbe potuto fare quel gesto, è un’azione davvero vile.

Io credo che le persone non debbano sentirsi obbligate a fare questa rivelazione solo perché sembra essere diventato una sorta di passo di transizione necessario e che ognuno debba decidere cosa fare della propria vita. E al contrario non debbano sentirsi giudicare perché hanno fatto la scelta opposta.

Ognuno scelga ciò che lo fa sentire meglio senza dover stare a rispondere a nessuno e ricordatevi che siete unici così come siete.

 

 

 

Mi presento.

Penso che la cosa più appropriata da fare all’inizio sia salutare, quindi salve a tutti. Che voi siate capitati per caso o perché siete mie amiche, sì lo so che sarete le prime e molto probabilmente le uniche a leggere ciò che scrivo, vi do il benvenuto.

Cercherò di farla breve, questo blog non ha uno scopo preciso, non posso assicurarvi di pubblicare regolarmente o che le cose che posterò abbiano sempre dei contenuti seri o ancora che tutto ciò che io scriva sia interessante. Questo piccolo spazio nasce dall’inarrestabile voglia di dire la mia opinione su determinati argomenti, frivoli o profondi che siano.

Avrei intenzione di iniziare anche qualche rubrica di suggerimenti riguardanti: libri, fumetti e film. Niente di articolato o sfarzoso, un’insieme di semplicità come se fosse una vostra amica a consigliarveli.

Ovviamente non mancheranno anche piccoli racconti brevi che la mia mente sforna mentre sono alla fermata dell’autobus ad aspettare quel trasporto che sembra non abbia voglia di venirmi a prendere.

Detto questo vi saluto e spero che il vostro soggiorno tra le mie parole possa piacervi tanto quanto piace a me scriverle. Grazie per la vostra attenzione, ci sentiamo presto.

                                                                                                                                  Giulia 

Story time #1

Come era solito fare il ragazzo prese il suo cuscino e lo abbracciò cercando la posizione più comoda possibile mugugnando mentre il tessuto dell’oggetto gli accarezzava il viso. Sin da bambino era abituato ad addormentarsi in quel modo, non sapeva le ragioni e non aveva mai dato troppo peso a quella sua abitudine.

La luce della luna entrava timida dalla malandata finestra in vetro e legno, una dolce aria autunnale faceva danzare le tende come se stessero seguendo il silenzioso ed invisibile ritmo di quella calma notte.

Nel grande letto matrimoniale vi era solo il ragazzo di statura minuta che con la sua figura non occupava neanche metà dello spazio, le lenzuola candite erano sgualcite dai vari movimenti che aveva fatto non riuscendo a prendere sonno da diverse ore.

I suoi grandi occhi marroni continuavano a guardare la metà del letto vuota accanto a lui fino a che qualche ricordo gli offuscò la mente, un insieme di sensazioni lo fecero rabbrividire ed un forte senso di malinconia si appropriò della sua mente e del suo corpo, il cuore cominciò a battere leggermente più forte ed il respiro si fece più pesante. L’unica compagnia che il ragazzo in quel momento aveva era il canto inarrestabile e ripetitivo dei grilli. Il ricordo era caratterizzato da un aspro odore di fiori, fiori freschi probabilmente raccolti da poco e messi delicatamente in un vaso. Erano creature meravigliose destinate a morire in quel posto.

Il ragazzo dagli occhi scuri si trovava nel suo letto, quello di sempre, che lo aveva accompagnato fin dalla giovane età, però in quel momento non era da solo, al suo fianco vi era un altro ragazzo più alto di lui che gli dava le spalle.

Indossava una semplice maglia grigia che aderiva perfettamente al suo corpo e che accompagnava ogni singolo movimento che il suo busto faceva mentre respirava, i suoi capelli castani erano più lunghi rispetto a quelli dell’altro e ricadevano spettinati sul cuscino. Tra le varie ciocche si intravedeva qualche piccolo petalo bianco, sopravvissuto dopo un pomeriggio che i due avevano passato insieme, il moro si era divertito a mettere delle margherite tra i capelli del più grande.

Il ragazzo minuto si sporse lentamente cercando di togliere quelle parti di fiore senza svegliarlo dal suo dolce sonno.

Le dita sottili toccarono la morbida chioma facendo un lavoro minuzioso e togliendo qualsiasi corpo estraneo con grazia e leggerezza, il suo tocco era delicato come se stesse in procinto di toccare l’oggetto più delicato al mondo.

Compiuto il suo dovere tornò a rilassarsi nella sua parte di letto  e come al suo solito avvolse con le braccia il cuscino. Erano passati pochi minuti, era stato con gli occhi chiusi, aspettando che il sonno lo andasse a trovare quando improvvisamente sentì la persona accanto a lui muoversi. Aprì gli occhi e trovò le iridi dell’altro osservarlo con sguardo assonnato. Una lieve risata uscì dalle labbra del moro, mentre il ragazzo dagli occhi verdi, intensi e misteriosi come una foresta, lo guardavano con fare interrogativo.

“Sei buffo.” Bisbigliò il moro, mentre gli spostò un ciuffo di capelli che gli intralciava la visuale completa del volto del ragazzo che si trovava davanti.

Dopo aver compiuto questo gesto richiuse gli occhi e cercò di rilassarsi anche se sentiva lo sguardo dell’altro ancora su di sé.

“Non hai più bisogno di questo” disse il ragazzo dai capelli castani con voce roca e profonda, causata dal sonno, mentre tolse il cuscino dalle braccia del più piccolo.

“Ora puoi abbracciare me e sarà sempre così”

Con delicata dolcezza prese i polsi del moro e posizionò le sue braccia intorno alla sua vita cercando di sistemarsi nel miglior modo possibile.

Il moro rimase pietrificato da quel gesto e da quella frase e si irrigidì a causa di quel contatto.

“Rilassati” fu l’unica cosa che l’altro gli disse mentre gli accarezzava la schiena.

Nel giro di pochi secondi il ragazzo dagli occhi chiari si era riaddormentato sotto lo sguardo amorevole dell’altro, nella sua mente era convinto che quella sensazione di felicità non lo avrebbe mai abbandonato ed il dolce tepore del corpo dell’altro vicino a sé lo cullò nel mondo dei sogni.

Ripensando a quel momento una tiepida lacrima gli attraversò il viso e le braccia      stringevano ancora più forte il cuscino, gli aveva promesso che avrebbe sempre potuto abbracciarlo ed ora non c’era più.

Una promessa così fragile che si era spezzata ed indebolita con il tempo come quei fiori che ricadevano secchi e scoloriti nel vaso tanto amato dal ragazzo dagli occhi verdi.