Storie di ordinaria follia (università) #1

Ormai la sessione è finita, le lezioni sono ricominciate e con esse tornano le giornate intere passate in facoltà con persone che sono diventate una sorta di seconda famiglia. Persone con le quali passi la maggior parte del tuo tempo e con cui le storie da raccontare si risparmiano, storie che mentre le racconti agli altri non fanno ridere per nulla ma per te che le hai vissute sono la cosa più esilarante che tu abbia mai vissuto in vita tua. Storie che non perdono il loro significato o la loro bellezza perché vengono raccontate, ma anzi ogni volta che le si racconta acquistano qualcosa in più, come se ogni elemento aggiunto da un altro punto di vista possa rendere l’insieme più divertente e completo. Per lo più quando questi eventi vengono narrati ad alta voce non è mai una sola persona a farlo ma quasi tutti i diretti interessati che erano presenti in quel momento partecipano. Quindi perlopiù si tratta di un racconto pieno di risate e di frasi senza senso che le persone da fuori non comprendono e che probabilmente pensano che  siamo vicino all’esaurimento e che infondo quest’esperienza universitaria non ci sta facendo benissimo.

Dopo questa lunghissima premessa vorrei raccontarvi di quella volta che rimasi chiusa nel bagno, sì esatto, chiusa nel bagno universitario. Spero che scrivendolo riesca a farvi percepire almeno un minimo il disagio di quella situazione.

Penso sia stata la prima settimana di università, tutto nuovo, tutto bello. Giornate condite da un’estrema euforia di un nuovo inizio, insomma le solite cose. Ho avuto la fortuna di avere accanto in quei primi giorni due miei amici conosciuti al liceo che non erano matricole come me, frequentavano quel luogo già da una anno. In poche parole tutto era un susseguirsi di consigli, presentazioni di loro amici e fantastici racconti su esami che avrei dovuto dare in futuro, racconti utili solamente a far crescere l’ansia.

Direi che prima di tutto dovrei presentarvi questi due individui un po’ strani che allietano le mie giornate: Federica e Dario. Entrambi inguaribili romantici, entrambi amanti della letteratura, entrambi con un umorismo particolare che ti spiazza e che al tempo stesso ti fa ridere fino alle lacrime. Federica è quel tipo di persona bravissima a raccontare le cose che ci accadono, una delle persone più teatrali che io conosca, utilizza gesti e diversi toni di voce nelle sue esposizioni. In un certo senso è quasi più d’intrattenimento lei che il racconto stesso.

Ma ora passiamo alla vicenda del bagno, tutto iniziò con noi tre che ci separammo, io e Federica andammo nel bagno delle donne, Dario in quello degli uomini. Tutto normale, fino al momento in cui cercai di aprire la porta del mio bagno per uscire e notai con dispiacere ed anche con un bel po’ di panico che non si apriva anche se avevo tolto il chiavistello.

Federica da fuori mi sentì smanettare con la maniglia e proprio per questo mi domandò: “Ma che sei rimasta chiusa dentro?” non mi diede nemmeno il tempo di rispondere che con molta calma continuò, “Ah è vero questo è il bagno difettoso”.

Io da dentro con zero pazienza rimasta, cominciai a dirle qualcosa ma venni mollata lì.

“Aspetta chiamo Dario” fu l’unica cosa che sentii prima che se ne andasse per andare sulla soglia del bagno dei maschi.

Da questa parte in poi vi racconto ciò che mi è stato riferito da quei due folli dei miei amici. A quanto pare Federica ha chiamato a bassa voce Dario ricevendo da quest’ultimo una risposta, anche dopo questa conferma lei ancora non sicura ha chiesto “sei tu?”.

Lui stava dentro al bagno quindi li separava una porta, sinceramente non ho idea a chi Federica pensava appartenesse la voce però insomma voleva una sicurezza, potete darle torto?

Tutto si concluse con lei che spiegò a Dario la situazione e lui che le disse che non sapeva come aiutare. Quindi con fare da eroina Federica è tornata da me e con quella forza che ha da ragazza alta poco più di un metro e cinquanta è riuscita ad aprire la porta.

Appena ci siamo guardate siamo scoppiate a ridere, non eravamo le uniche ragazze nel bagno quindi mi immagino cosa abbiano potuto pensare le persone che ci vedevano da fuori. Però per noi quella situazione era esilarante e ancora oggi che sono passati diversi mesi la raccontiamo almeno una volta a settimana.

Qui si conclude questa storia, in futuro cercherò di scrivere altre vicende che ci sono accadute, ma questo è un progetto che sto facendo con la ormai famosa Federica, quindi se andate sul suo blog potrete trovare un’altra fantastica esperienza di disagio universitario. Eccovi il link: https://writeonthewaysite.wordpress.com

Spero che questa storia vi abbia divertito almeno la metà di quanto abbia fatto divertire me scriverla. A presto!

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